Thu, Apr 23, 2020

Le opportunità dell'autarchia

Intervista a Enrico Rovere, Managing Director Duff & Phelps, a cura di Luisa Leone, pubblicata su Milano Finanza in data 5 aprile 2020.

La rincoversione forzata, causata dall’emergenza Coronavirus, potrà essere per l’industria italiana un’opportunità se si riuscirà a mantenere una flessibilità che permetta di affrontare future possibili emergenze. E facendo tesoro di questa esperienza di smartworking di massa si potranno ripensare anche le modalità di lavoro, permettendo di ridurre anche l’inquinamento con ricadute positive sull’ambiente. Lo spiega in questa intervista con Milanofinanza.it Enrico Rovere, managing director a capo della Valuation Advisory di Duff & Phelps.

Domanda. Le limitazioni imposte dall’emergenza Coronavirus fanno tornare di moda la parola autarchia, dall’agroalimentare all’industria, come sta reagendo il sistema?
Risposta. La filiera agroalimentare italiana è sempre stata molto forte, le aziende hanno una buona capacità di rifornirsi di materia prima e spingendo un po’ sull’acceleratore si può riuscire a sopperire alle carenze dall’estero per soddisfare le necessità interne. La catena logistica funziona bene ed è ben organizzata. E non dimentichiamo che l’Italia ha ancora i negozietti locali, le botteghe di quartiere che stanno reagendo e sono ben riforniti, dando un grande aiuto in questa fase.

Domanda. E l’industria?
Risposta. L’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa e nei primi cinque al mondo.
Abbiamo poche materie prime ma siamo bravissimi nel trasformare e creare nuovi prodotti. Le maestranze sono di livello molto alto. Abbiamo una preziosa classe di operai specializzati in grado di formare altre generazioni e sopperire ad eventuali future carenze e a riconvertire come sta accadendo oggi.

Domanda. Oggi si sta tentando una corsa contro il tempo per produrre internamente materiale medico e dispositivi di protezione, che ormai non arrivano quasi più dall’estero. Ci riusciremo?
Risposta. Sono positivo. Abbiamo industrie metalmeccaniche ed elettromeccaniche che possono produrre i componenti per ventilatori, respiratori e altri macchinari necessari per l’emergenza in atto. Ma penso anche ai letti automatici e a quanto serve ad attrezzare gli ospedali, tutto materiale utilizzabile in campo medico che la manifattura italiana è in grado di produrre direttamente o di produrre sfruttando la capacità di fare rete.

Domanda. Come una sorta di gruppo virtuale?
Risposta. Qualcosa di simile, si potrebbe lavorare come una specie di azienda virtuale se ci fosse un centro decisionale, come una sorta di ufficio tecnico, che facesse da cervello per coordinare le produzioni di ciò che è più necessario, dando specifiche, magari assegnando parti e componenti da realizzare a varie aziende. Ci sono poi i grandi gruppi strutturati, come Fiat o altre metalmeccaniche, che alla fine potrebbero assemblare. Ovviamente è ancora tutto da inventare ma in Italia abbiamo una flessibilità invidiabile, dimostrata dalle aziende e anche dai loro manager, che ci danno la capacità di capire i problemi e trovare le soluzioni.

Domanda. Questa esperienza potrà allora lasciare anche qualcosa di buono?
Risposta. La forza dell’Italia è di avere questa capacità di approccio modulare, che sta risultando preziosa nell’emergenza. Da questa esperienza dobbiamo trarre una lezione importante, che le cose si possono fare se si vuole. L’ospedale di Bergamo o quello realizzato in fiera a Milano messi in piedi in pochissimi giorni, sono un grande esempio di come la sburocratizzazione, per esempio, possa portare grandi risultati. Ma penso anche a un lascito più strategico, diciamo.

Domanda Quale?
Risposta. Dovrà rimanere la consapevolezza di quanto sia importante puntare costantemente sulla ricerca e avere sempre l’obiettivo di migliorare il prodotto e rendere più flessibile la produzione, pensando anche alle maestranze, con la formazione. Chi oggi lavora sul tornio domani dovrebbe essere capace di lavorare su altri macchinari. Credo che in noi tutti resterà poi la coscienza che da soli non si possono affrontare grandi sfide, che dobbiamo unirci ed essere in grado di fare rete e squadra e innovare e capire come si possano affrontare eventuali altri situazioni simili.

Domanda. Ma pensa che questa situazione di simil autarchia sia destinata a permanere?
Risposta. No, non credo si possa pensare di continuare a lungo su questa strada, non sarebbe possibile e neanche sano. Ci sono però delle accortezze che nell’emergenza si sono dimostrate importantissime. Pensiamo alla Germania, che ha esternalizzato molto e delocalizzato, ma ha mantenuto il cervello, la proprietà intellettuale nel Paese. Quindi pura autarchia certamente no ma bisognerà cercare di mantenere il know how, l’ innovazione, la proprietà intellettuale molto forte nel nostro Paese, facendo tesoro di questa esperienza.

Domanda. Crede possa emergere qualche opportunità per le aziende da questa riconversione forzata?
Risposta. Innanzitutto per le aziende che altrimenti avrebbero dovuto fermare la produzione è certamente un’opportunità di continuità aziendale e una fonte di liquidità, che sarà il grande problema da affrontare per tutto il sistema industriale. Ma con il lockdown essere in grado di convertire tutta o una parte di produzione è anche molto importante dal punto di vista sociale e psicologico, perché permette di sentirsi utili. Inoltre per il futuro, in cui purtroppo non si può escludere si ripresentino simili emergenza, sarà importante mantenere la capacità di creare rapidamente posti letto e fornire materiale medico, protezioni e altro. La flessibilità dovrà rimanere una cifra del sistema, perché sapere che c’è l’opportunità di riconvertirsi rapidamente ci permetterà di vivere più tranquilli.

Domanda. Anche lo smartworking continuerà ad accompagnarci dopo l’emergenza?
Risposta. Credo che si debba far tesoro di questa esperienza forzata di smartworking, innanzitutto lavorando per avere un sistema infrastrutturale che consenta di reggerlo al meglio, potenziando le connessioni esistenti e rendendole fruibili davvero per tutti. Penso alla Pa, alle scuole, dove un domani le lezioni a distanza potranno essere la normalità, anche sole per non perdere giorni di scuola quando si è a casa con un po’ di influenza. C’è poi un altro aspetto importante, più smartworking potrebbe portare minori spostamenti e quindi minori costi ambientali a vantaggio di tutti.

Visualizza l’articolo pubblicato su Milano Finanza.

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