Criminalità organizzata pronta per una nuova campagna di m M&A sulle imprese italiane

Marianna Vintiadis ha scritto un interessante articolo pubblicato sul sito italiano beebeez.it. Riportiamo il testo integralmente.

La criminalità organizzata è più veloce del coronavirus. Alcuni giorni fa abbiamo appreso la notizia che a Reggio Calabria i carabinieri del NAS hanno sequestrato alcuni lotti di gel antibatterico prodotti e commercializzati senza l’autorizzazione del Ministero della Salute. Nella provincia di Catanzaro le fiamme gialle stanno invece conducendo un’operazione che ha già portato al sequestro di numerose mascherine sprovviste della documentazione necessaria per poterle considerare idonee all’uso. Il nuovo mondo in cui ci siamo trovati in pochi giorni offre già spunti per la criminalità organizzata. Ma allora, quali opportunità si prospettano per i clan negli scenari apocalittici post Covid-19 che ci attendono nel prossimo futuro?

Qualche suggerimento ce lo da la storia recente e gli eventi che hanno seguito la crisi finanziaria del 2008: nel dicembre 2009 l’Ufficio Droga e Crimine delle Nazioni Unite, dichiarò che gli unici capitali liquidi che alcune banche avevano avuto a disposizione durante la crisi fossero i guadagni delle organizzazioni criminali, iniettati in modo massiccio nel sistema bancario per essere riciclati, approfittando della crisi di liquidità degli istituti di credito.

La criminalità organizzata sfrutta le crisi per riciclare in breve tempo grosse quantità di denaro, ma ne approfitta anche per trovare nuove fonti di profitto e per infiltrare capitali nell’economia legale e sana. I più colpiti sono settori generalmente non collegati ad attività illecite, in cui la criminalità si infiltra per rafforzare il proprio controllo sul territorio, ad esempio offrendo nuovi posti di lavoro in un periodo di recessione, e per creare le condizioni per poter continuare a riciclare denaro anche quando la crisi sarà finita e il sistema avrà meno bisogno dei suoi capitali.

Le crisi economiche hanno un impatto forte e negativo anche sui risparmi di individui e famiglie e sulla liquidità di piccole e medie imprese, come stiamo vedendo in questi giorni, con episodi sempre più frequenti di assalti e furti di prodotti alimentari dentro e fuori dai supermercati. In un contesto in cui manca la liquidità e dove diventa sempre più difficile ottenere prestiti sui canali ufficiali, e legali, la scelta di persone e imprenditori è spesso quella di contrarre un debito su canali secondari. Il rapporto del 2017 di SOS Impresa, associazione antiracket e antiusura promossa da Confesercenti, spiega come, tra il 2011 e il 2016, il mercato del credito illegale italiano sia passato da un giro di affari di 20 miliardi di euro, a muoverne circa 24 miliardi, con una crescita del 20% in cinque anni.

I clan non sono interessati solo a lucrare sui tassi di interesse usurari, ma anche alle quote di proprietà e ai beni materiali dell’impresa, lasciati come garanzia sul credito. In questo modo, i sodalizi mafiosi riescono a infiltrarsi nell’economia legale, con effetti negativi sui mercati finanziari e del credito, e sulla concorrenza. Negli anni successivi alla crisi 2008 in Kroll ci siamo imbattuti in molte operazioni di m&a dove la criminalità organizzata ha cercato di presentarsi “con la faccia pulita”. Se l’impegno istituzionale resta comunque imprescindibile per contrastare il fenomeno delle infiltrazioni di capitali mafiosi, un’accurata due diligence può spesso evitare grosse grane.

Il rischio che la criminalità organizzata tragga vantaggi economici e politici dalla crisi portata dal Covid-19, uscendo rafforzata da un evento negativo, è stato evidenziato proprio in questi giorni dalla F.A.I. – Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane e da personalità autorevoli nella lotta alle mafie. Tra le voci più influenti ci sono quelle di Nicola Gratteri, di Pietro Grasso e dei magistrati Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, che hanno lanciato l’allerta dopo una direttiva emessa dalla Direzione centrale anticrimine (Dac). I settori indicati come più a rischio nel breve termine sono quelli della filiera alimentare, della gestione degli approvvigionamenti, specialmente di materiale medico, e i settori alberghiero e della ristorazione, anche se le mani della criminalità possono allungarsi dappertutto.

Sotto questo punto di vista la crisi che stiamo attraversando oggi, e che durerà per lungo tempo, anche dopo che il virus sarà stato sconfitto, non è diversa da quella del 2008.

Di seguito il link all’articolo.


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